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Voltura quando cambia un coinquilino: serve davvero?

Guida pratica · aggiornata a luglio 2026

Un coinquilino se ne va, ne arriva un altro, e parte la domanda: «bisogna fare la voltura delle bollette?». Nella maggior parte dei casi la risposta è no — e capire quando serve davvero ti risparmia una pratica, qualche decina di euro e parecchi giorni di attesa.

Prima: voltura non è subentro

Sono due cose diverse e vengono confuse in continuazione.

Cosa succedeQuando serve
VolturaLa fornitura resta attiva e cambia solo l'intestatarioChi c'era prima lascia il contratto a chi arriva, senza staccare nulla
SubentroLa fornitura era stata chiusa e viene riattivata a nome tuoCasa rimasta vuota con il contatore disattivato

In una casa condivisa dove la vita continua — la luce non è mai stata staccata — se si fa qualcosa è una voltura, non un subentro.

La regola pratica: chi è l'intestatario?

Le utenze domestiche hanno un solo intestatario: non si "cointestano" tra tre coinquilini. Quindi il punto non è quante persone vivono in casa, ma chi ha il contratto:

L'errore che costa caro: uscire di casa lasciando le utenze a proprio nome «tanto poi ci pensano loro». Se i nuovi inquilini non pagano, il fornitore cerca l'intestatario — cioè te, che nel frattempo abiti a 400 km di distanza. È il singolo motivo per cui vale la pena fare la voltura.

Quanto costa e quanto ci vuole

La voltura ordinaria si richiede al fornitore (online, per telefono o allo sportello) con i dati del vecchio intestatario, il codice POD (luce) o PDR (gas) che trovi in bolletta, un documento e il codice fiscale del nuovo intestatario.

I costi sono contenuti: un contributo amministrativo fissato dall'autorità più l'imposta di bollo, per un totale che di norma resta nell'ordine di qualche decina di euro addebitata nella prima bolletta; alcuni fornitori chiedono anche un deposito cauzionale se non attivi la domiciliazione bancaria. I tempi sono in genere di pochi giorni lavorativi, senza interruzione della fornitura. Gli importi esatti li conferma il tuo fornitore al momento della richiesta: variano tra luce e gas e con il tipo di contratto.

La checklist del passaggio (5 minuti che valgono mesi)

  1. Fotografa i contatori il giorno del cambio: luce, gas, acqua. È la prova oggettiva di dove finisce il consumo di uno e inizia quello dell'altro.
  2. Segna la data di uscita e di ingresso, non «a fine mese circa».
  3. Chiudi i conti aperti: bollette già arrivate e non ancora divise, e soprattutto i consumi già fatti che verranno fatturati dopo. Il conguaglio arriva sempre in ritardo e riguarda mesi passati.
  4. Sposta la domiciliazione se il RID era sul conto di chi esce: dimenticarsene è il modo più veloce per farsi addebitare le bollette dei nuovi coinquilini.
  5. Aggiorna internet e condominio: sono i due contratti che restano sempre indietro rispetto al trasloco.

Il vero problema non è la voltura: è chi paga cosa

Nella pratica il cambio di coinquilino crea molte più discussioni sui soldi che sulle pratiche. Le bollette arrivano dopo, coprono periodi a cavallo, e nessuno ricorda esattamente chi c'era. La soluzione non è la burocrazia, è tenere il conto per mesi di competenza: chi c'era in quei mesi paga quei mesi. Trovi il metodo spiegato passo passo nella guida al subentro a metà mese.

È esattamente quello che fa Splittiamo: segni quando ognuno entra e quando esce, carichi le bollette con il loro periodo, e le quote si calcolano da sole — anche per una bolletta che arriva tre mesi dopo che qualcuno ha traslocato. Gratuita, senza pubblicità, dati su server europei.

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